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Info
Giuliano, il protagonista che avevo scelto per questa storia, non c'è più. È morto in un incidente stradale, per una stupida distrazione. Rimangono solo i ricordi di noi che l'abbiamo conosciuto e gli siamo - involontariamente - sopravvissuti. Eco di Bergamo

Che cos'è
La WikiStoria è un racconto che viene scritto dai membri del Wiki. Qualcuno ne WikiScrive una parte, qualcuno un'altra, e così via, e poi alla fine si vede che wiki succede:)

Regole
Sono poche.
La prima è che ogni WikiScrittore non dovrebbe dilungarsi troppo, non so dirvi quantità precise però una paginetta è più che sufficiente.
La seconda è che un WikiScrittore, dopo aver WikiScritto la sua parte, può WikiScriverne un'altra, ma deve attendere che ci siano state aggiunte da parte di almeno altri 3 WikiScrittori.
Infine, è d'uopo che ogni WikiScrittore contrassegni la sua parte mettendoci il nome all'inizio: questo per identificare rapidamente i colpevoli:)

Il titolo lo scegliamo alla fine, per adesso si chiama solo...

WikiStoria

(Scrive Dario)
Quella mattina sembrava una normalissima mattina d'estate. Gran sole, gran caldo, e la conseguente grande umidità della Pianura Padana. Giuliano si era alzato piuttosto presto, contrariamente alle sue pigre abitudini, e girava per la casa occupato in mille attività diverse come uno gnomo nella sua fucina.
Sua madre non mancò di notarlo:
"Che ci fai in piedi a quest'ora?"
"Eh, a volte succede" rispose lui.
"Bah. Guarda che quando andrai a lavorare dovrai saltar su tutte le mattine e..."
"Sì certo certo".
Giuliano fuggì dalla povera donna, che cercò di inseguirlo verbalmente con i suoi consigli. Ma da quell'orecchio Giuliano non ci sentiva.

In effetti non sapeva nemmeno lui perché si fosse svegliato così presto, e perché fosse così nervoso. Non aveva scadenze di nessun genere, nell'immediato futuro: niente esami, niente impegni gravosi, niente di niente. Perché mai allora sentiva quella strana ansia, come se attendesse l'accadere di qualche evento?
Ebbe la risposta guardando fuori dalla finestra, all'ora di pranzo. Grigie e grevi nubi temporalesche si addensavano a nord, sui monti, una leggera brezza aveva cominciato a muovere le foglie sugli alberi, e la luce del sole aveva assunto quella particolare tonalità intensa, dovuta al filtraggio delle nuvole.
Un clima così era sicuramente foriero di qualche novità, Giuliano lo sapeva, e per questo non attese nemmeno di terminare la digestione, inforcò la sua Mountain Bike e partì verso nord, dando giusto vaghe indicazioni della sua meta alla madre.

Dopo che ebbe pedalato per un quarto d'ora, essendosi già inoltrato nelle stradelle di campagna, si accorse che la meta verso cui si dirigeva era la chiesetta dell'Arca dei Morti, a S***. Ce l'aveva in mente da tutta mattina, e non se n'era reso conto! Ma per quale motivo? E perché proprio quel giorno? Era il 15 di giugno, la data gli ricordava qualche cosa, ma che cosa?
Boh. Tanto valeva pedalare, e così fece: ci avrebbe pensato dopo.

(Scrive Patrizia)(non conosco il posto quindi invento tutto.ndP)
Man mano che si avvicinava alla chiesina si accorse che l'aria si faceva sempre più fredda ed ogni pedalata gli sembrava sempre più pesante, finchè decise di scendere e proseguire a piedi. Doveva a tutti i costi raggiungere la chiesa, solo lì avrebbbe trovato risposta alla sua inquietudine.
Gli alberi si piegavano al vento gelido. Il cielo rumoreggiò e un lampo violaceo quarciò una pianta a poche centinaia di metri da lui, ma Giuliano imperterrito proseguiva la sua scalata.

Cominciò a piovere fitto fitto e l'atmosfera si faceva sempre più cupa a mano a mano che si addentrava nella macchia d'alberi. Iniziava ad avere i brividi. Ma non erano brividi di freddo, era qualcos'altro...la spaventosa sensazione di essere osservato. Come se una presenza accuattata fra gli arbusti lo spiasse tramando chissà quali pericoli contro di lui.
Un rumore di ramo spezzato lo costrinse a voltarsi. Ormai la sensazione era diventata una certezza. Quale sarebbe stata la prima mossa del suo sconosciuto avversario?
L'ombra si mosse velocissima tra gli alberi e scomparve. Da che parte era andata? Giuliano correva con lo sguardo intorno a sè per cercare di scorgere la minima traccia della presenza.

"Ahhhh!!"
"Che hai da urlare ragazzo?"
Un anziano uomo era apparso di fronte a lui.
"Che ci fai in giro con questo tempaccio?" chiese.
"Sto andando alla chiesetta dell'Arca dei Morti" rispose Giuliano ancora col cuore che gli batteva all'impazzata per lo shock subito. Un'espressione mista di paura e turbamento si dipinse sul volto dell'uomo:
"Ma perchè proprio oggi? Non sarebbe meglio che tornassi a casa? Chissà tua madre com'è in pensiero sapendoti in giro senza ombrello!"
Giuliano scrutò il viso del vecchio. "Perchè c'è qualche motivo particolare per cui oggi non dovrei recarmi lassù?"
"No no, niente di particolare!" rispose egli con un sorriso che doveva essere rassicurante, non sapeva se per lui o per il giovane, "Continua pure il tuo viaggio! Buona fortuna!"
Detto questo scomparve velocemente così come era apparso.

Le parole del vecchio continuavano a riecheggiare nella mente di Giuliano, ma ancora di più lo aveva lasciato perplesso la sua reazione quando gli aveva comunicato la meta: cosa c'era di tanto pericoloso in quel posto?

(Scrive Poseidon)
Se lo stava ancora chiedendo quando iniziò a precipitare. Il cambio di gravità fu così inaspettato che non ebbe il tempo di spaventarsi. Nella testa che sfrecciava a sessanta chilometri orari, i pensieri turbinavano ancora più veloci, formulando ipotesi. Nulla di complesso, sia chiaro, un po' per i comprensibili disturbi ambientali, un po' per paura che lo schianto interrompesse ragionamenti più articolati.

"Non c'erano strapiombi... dove diavolo sono caduto?"
"Se il terreno è franato, perché non ho sentito nessun rumore?"
"Dov'è la bici?"

Aprì gli occhi.

"Dov'è il mondo?"

Intorno Giuliano, bianco a perdita d'occhio. Nessun punto di riferimento, nessun orizzonte, nessun sopra e nessun sotto. Precipitava, sì, ma in che direzione?

(Scrive Patrizia)
Mentre guardava il bianco infinito pensò che forse il mondo era collassato su sè stesso.
Ma se davvero tutto era imploso ed era stato risucchiato, perchè lui no? Possedeva qualche misterioso potere di cui non era a conoscenza?
"Questi pensieri mi fanno venire il mal di testa!" si disse "come vorrei un'amaca per riposarmi un pò!" Doveva ancora finire la frase ed ecco che puf! un'amaca si materializzò davanti a lui.
"Fantastico!" e si sdraiò.
"Ora ci vorrebbe un bel succo d'arancia, come quelli che preparava la mia mamma!"
E puf! apparve una bottiglia con la scritta Succo d'arancia della mamma di Giuliano.
"Ehi, che scherzo è questo?" disse scrutando la bottiglietta. Sentiva che non doveva fidarsi perciò non assaggiò la bevanda.
"Voglio fare un'altra prova" concluse, e ad alta voce disse "Mi piacerebbe che ci fosse qui Sabrina, la ragazza che mi piace tanto!" e nel dirlo divenne tutto rosso in viso.
"Eh no, questo non posso farlo!" rispose una voce.
Guiliano trasalì e cominciò a sudare freddo. A chi apparteneva quella voce? Si guardò intorno ma non vide altro che il bianco che lo circondava e lo opprimeva. "Se non capisco cosa succede qui divento pazzo!"

(Scrive Dario)
"Perché, prima eri sano di mente?" Oddio ancora la voce! E lo prendeva pure in giro! Giuliano pensò: "Decisamente, sto diventando pazzo". Ma già che c'era, pazzo per pazzo, decise di interloquire un po' con la Voce. "Scusami, ma perché Sabrina no?" In tutta risposta percepì una sorta di terremoto (ma che terra stava tremando se tutto intorno era bianco), che solo dopo qualche secondo capì trattarsi della risata del vecchio. "Perché io posso materializzare oggetti, non persone! Le persone non sono oggetti". La logica della Voce era stringente, niente da dire. E poco prima aveva anche dimostrato di percepire i suoi pensieri... probabilmente li stava ascoltando anche in questo momento. Ma chi era? Che voleva? Perché esaudiva i suoi desideri? E dove si trovava?

Il colore bianco, mentre Giuliano discuteva tra sé e sé l'ipotesi della propria follia ("I pazzi non sanno di esserlo, ma io non so si essere sano..."), cominciò a levarsi come fosse una nebbia, rivelando i dettagli del mondo circostante.

(Scrive Patrizia)
"Si sveglierà, non è vero dottore?" la mamma di Giuliano era al capezzale del figlio all'ospedale di Treviglio dove era stato portato in fretta e furia dopo il suo ritrovamento in fondo al burrone dove era precipitato. "Non posso dirglielo con certezza, la ferita che ha riportato alla testa era grave, abbiamo dovuto asportare parte del cervello dove ha sede l'ippocampo..." "E cioè questo cosa c'entrrerebbe?" chiese una ragazza bionda ai piedi del letto. "...Significa che questo ragazzo potrebbe confondere il sogno con la realtà" continuò il dottore infastidito dall'interruzione inopportuna "Potrebbe avere delle allucinazioni, come se avesse preso delle droghe."
La donna scoppiò a piangere, triste per la sorte dell'amato figlio. La bionda invece continuò a tempestare il dottore di domande: "Non potrreste rrimetterrrlo a posto? Insomma, farrrlo su nuovo, siete dottorrri in fondo!"
Il medico cercò di trattenersi ricordandosi che in fondo era la preoccupazione per la sorte dell'amato a farla parlare così, ma non riuscì a levarsi dalla testa il pensiero che se fosse stato in altra sede le avrebbe volentieri cucito la bocca, perciò spiegò: "Mia carrra ragazza, non è così semplice sa? Ci sono ancora molte cose del cervello che non sappiamo, e una di queste è proprio come fare a rigenerarlo. Soprattutto per lesioni così gravi. Possiamo solo sperare che quando -e se- si sveglierà la perdita di questa parte non comprometta la sua attività quotidiana."
"Altrrrimenti?"
"Altriementi, signorina, il suo ragazzo potrebbe impazzire e scambiarla per un'allucinazione del suo subconscio e cercare di scacciarla ferendola fisicamente!"
Aveva appena pronunciato queste parole che la giovane sussultò. Guardava un punto alle spalle del dottore, dove la mano destra del ragazzo giaceva inerte. Un guizzo piccolissimo, impercettibile quasi, mosse l'indice della mano. Poi tutto si quietò.
"Ora se volete scusarmi," disse il luminare "devo andare a visitare altri pazienti. Noi abbiamo fatto tutto il possibile signora, non è ancora detta l'ultima parola."
E uscì. La madre guardò con gli occhi rossi di pianto Giuliano che giaceva in quel freddo letto d'ospedale e provò rimorso quando non gli aveva impedito di prendere la bicicletta e uscire quella mattina.
La bionda dal canto suo aveva notato il movimento dell'arto ed attendeva fiduciosa il momento in cui lui avrebbe riaperto gli occhi e l'avrebbe riconosciuta. O forse no?
E cosa stava pensando ora Giuliano?

(Scrive Patrizia - scusate la vedo ferma da anni e mi dispiaceva, vediamo se così qualcuno vuole continuare :))
Pensare..più che pensare il ragazzo agiva, anzi si agitava nel disperato tentativo di superare il livello di Super Mario Bros nel quale la voce aveva deciso di farlo giocare.
Arrancava cercando di superare quelle maledette tararughe e mangiare i funghi. E quella musichetta cominciava a dargli sui nervi.
Ma questo era niente se non fosse che per compagno di avventure gli era stato dato un topastro giallo corrispondente al nome di Pikachu.
"Basta! Questo è troppo! Fammi uscire da qui!" urlò bloccandosi tra un tunnel e un altro e pestando il piede come un bambino "Si può sapere perchè ti diverti a torturarmi?"
"Pika?" chiese il mostriciattolo interrogativo.
"Mi annoio" rispose la voce a mò di scusa "Non passa mai nessuno di qui...credevo avessi bisogno di un pò di svago anche tu, ti vedevo nervoso!"
"D'accordo, ma almeno aggiornati sui videogiochi!" disse stizzito Giuliano. "Sono rinchiuso da un sacco di tempo, fai presto a parlare tu! E' ancora buona che me li ricordi questi giochi!" rispose mentre faceva tornare tutto di un bianco inquietante "Senti facciamo così, fai come vuoi, se vuoi startene da solo, con i tuoi pensieri io me ne vado. Ciao!"
"Ehi no aspetta! Aspetta ti dico!" ma la voce non c'era più. Almeno apparentemente. Però era ancora nella condizione di prima, che fare?
Apparve ai suoi piedi uno straccio e il pulivetro che prese ad usare con zelo nel nulla.
Finchè un centauro, un vero centauro con quattro zampe, su una moto, quindi un doppio centauro, passando gli chiese: "La route && sai mica dov'è?"


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